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1968 Brindisi-Vieste All'epoca non avevo una mia moto e così viaggiavo come passeggero. Avevo 16 anni e con Dario, compagno
di memorabili avventure motociclistiche, decidemmo di fare una breve vacanza in moto a Vieste. La moto che aveva Dario era un
Benelli Minibike di 50 cc
a 2 tempi con ruote da 10" e serbatoio da 3,5 lt: davvero MINI!. Dovevamo viaggiare in due, cosa proibita per un cinquantino, ma il problema lo ignorammo, consapevoli che in vista di una pattuglia della Polizia dovevamo attuare 'un piano d'emergenza'. Il bagaglio fu sistemato così come consentiva il Minibike, il resto sulle mie spalle a mò di zaino. Convincemmo ad aggregarsi, non senza fatica, il nostro amico Luciano che aveva una Moto Guzzi, anche questa di 50 cc
Il nostro piano di viaggio prevedeva: partenza in tarda mattinata da Brindisi, prima tappa a Bari con pernotto; all'indomani arrivo a Vieste, al camping La Gattarella, dove avremmo montato la tenda Moretti di
Dario. Arrivammo a Bari senza problemi e andammo a dormire nel locale Ostello della Gioventù che forniva un letto a prezzi molto contenuti, che per noi, sempre a corto di risorse finanziarie, era un'ottima
soluzione. La sveglia, all'alba, ce la diede un pescatore che sbatteva sugli scogli i polpi che aveva pescato nottetempo. Così, di buon'ora, partimmo verso Vieste. A mezzogiorno circa arrivammo a Margherita di
Savoia e decidemmo di pranzare in una trattoria dove gustammo degli ottimi spaghetti con le cozze. Inforcate nuovamente le moto costeggiammo le Saline e arrivammo a Zapponeta dove l'odore di cipolle ci tenne
compagnia per qualche chilometro. A Mattinata iniziammo il tratto garganico con curve e saliscendi: Luciano battistrada e noi retroguardia. In una di queste curve notammo uno strano 'sfarfallio' della ruota
posteriore di Luciano. Lo stesso Luciano notava 'qualcosa di strano', ma noi minimizzavamo. Fino a quando Luciano si fermò per controllare le ruote. Ed ecco svelato il problema: la ruota posteriore stava perdendo i
pallini del cuscinetto! BASTA, ME NE TORNO! Esclamò Luciano. E noi, come delle mignatte, ci attaccammo a lui per farlo desistere. Ci riuscimmo. Ma dopo pochi chilometri Luciano si fermò di nuovo: BASTA! ME NE TORNO!
Altra nostra pantomima per farlo desistere, anche questa volta con esito positivo. Così, al tramonto, arrivammo al tanto agognato camping che sembrava non arrivare mai.
Quindi avevamo percorso 290 km impiegando circa 17 ore, al netto del pernotto a Bari, realizzando una media di 17 km/h
Soggiornammo pochi giorni e, data la nostra cronica precarietà finanziaria, qualche volta
abbiamo pranzato al self service del camping, altre con un panino e altre ancora con le cozze, che pescavamo sugli scogli non troppo lontani, lessandole in un pentolino scaldato con la spiritiera.
Del ritorno ho ricordi molto sbiaditi, probabilmente per la stanchezza del viaggio, della precarietà del soggiorno, ma sicuramente senza fatti di rilievo.
Purtroppo non ho foto di questa avventura: i tempi erano quelli.... |
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1971 Brindisi-Lorica (Lago Arvo)
Anche questo viaggio lo feci con Dario che, nel frattempo, aveva fatto un 'salto di cilindrata' passando ad una Morini
Corsaro 150 cc (bellissima ed efficientissima moto); anch'io avevo fatto un progresso con la Benelli Sport Special 125 cc, acquistata in società con mio fratello Pino che fu compagno di viaggio. il compagno di viaggio di
Dario era Antonio. Anche questa esperienza fu caratterizzata dalla nostra perdurante carenza finanziaria: facemmo un piano sul minimo necessario, contenendo le spese di vitto,
ma preservando le somme per l'acquisto della necessaria benzina. Il viaggio di andata trascorse senza note di rilievo. Ma l'arrivo al camping di
Lorica fu esaltante: dalla nostra piazzola si godeva un panorama sul lago Arvo
che era uno spettacolo! (Questa volta non potemmo contare sulla confortevole tenda Moretti di Dario e così dovemmo ripiegare su due tende canadesi comprate al mercato americano che, secondo me, avevano fatto veramente la guerra del Vietnam: erano senza fondo e il telo, dal colore tipico militare, era tenuto su da due canne di bambù.)
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Le nostre dirimpettaie di tenda erano tre bellissime ragazze modenesi, di Sassuolo per la precisione: Jeannette, Pia e… (non ricordo il nome
della terza) che eleggemmo a nostre 'Zie'.Il vitto era misurato, more solito. Ma avemmo un' insperata sorpresa. Infatti un giorno vedemmo comparire una Ford Capri: era quella di nostro padre che con
nostra madre ci portarono una ricca e abbondante teglia di pasta al forno. Nell'occasione i nostri ci raccomandarono alle 'nostre zie' che li rassicurarono avendo già capito la situazione. Così
rinfrancati continuammo la vacanza. Le moto più potenti ci consentivano maggiore goduria nelle curve delle strade della Sila e di spingerci anche verso località piuttosto distanti da Lorica, come San Giovanni in
Fiore o Camigliatello o Botte Donato, senza timore di tornare di notte. Naturalmente l'eccessiva euforia ci fece assaggiare l'asfalto: a me e a Pino tre volte in una giornata! L'ultima caduta alle 10 di notte. Tutte
fortunatamente senza danni né fisici né materiali, salvo il casco vistosamente graffiato da un 'atterraggio' su un cumulo di brecciolino. Anche Dario fece una sua 'variazione' in una curva: dopo una discesa ad
andatura allegra il freno anteriore decise che aveva lavorato troppo e così Dario arrivò 'lungo' e si fermò giusto in tempo di fronte alla parete rocciosa della montagna. |
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Ma la cosa più memorabile fu il ritorno: con le nostre moto, ben più potenti dei cinquantini, pensammo di partire alle 6 di pomeriggio
prevedendo di arrivare a Brindisi di notte.Ma, dopo poche decine di chilometri, Dario si ritrovò con la ruota posteriore forata. Stavamo in autostrada e con qualche peripezia riuscimmo a far riparare
la gomma, sebbene fosse oramai calata la notte. Ripartiamo con buona andatura, anche se Dario notava delle strane sensazioni dalla gomma appena riparata. Pioviggina e, poco
dopo, Dario deve constatare un'altra foratura alla medesima ruota. Eravamo usciti da poco dall'autostrada e, fermi in una stazione di servizio, arriva una moto, una Guzzi Stornello, di due ragazzi di Catanzaro che
ci mettono a disposizione le loro attrezzature per riparare la gomma. Ma queste non furono utili alla situazione e gliele rendemmo, pure un po' storte. Quindi altre peripezie per cercare un gommista di notte che,
trovatolo, riscontrò un difetto del precedente montaggio della camera d'aria: era stata montata creando delle torsioni che avevano prodotto quei 'salsicciotti' che avevano dato, appunto, una strana sensazione di
guida.Ripartiti che era oramai notte fonda e, dopo alcune decine di chilometri, all'altezza della stazione ferroviaria di Trebisacce, la stanchezza si fece sentire e così alle 2 di notte ci stendemmo sul
marciapiede di quella stazione e dormimmo per poche ore, giusto il minimo per riprendere un pò di forze. E così poco dopo ripartimmo. Ma all'alba, nei pressi di Metaponto, arrivò la terza foratura! Attendemmo un
orario consono con l'apertura di un gommista e portammo la ruota da uno di Ginosa Marina che, nonostante un suo difetto di strabismo molto evidente, la riparò perfettamente consentendoci di arrivare a Brindisi alle
1. E qui, dulcis in fundo, riscontrammo un problema alla nostra moto che sarebbe potuto diventare serio: una decina di raggi della ruota posteriore erano spezzati! Che fortuna essere arrivati indenni a casa!
Quindi il ritorno ci vide percorrere circa 300 km in 18 ore! |
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